Questi sono i sei punti programmatici che abbiamo proposto al candidato sindaco Antonio Canzian ed alla sua coalizione, composta per ora da Pd, Lista Canzian, Idv, Rifondazione, Verdi ed Mre. Su questi punti abbiamo chiesto anche la convergenza di altre forze, quali Ps, Sd e L’Alveare, convinti che solo nell’unità delle forze alternative al mal governo del centrodestra possa fiorire la speranza di cambiare questa città, per il bene di tutti e non solo per quello di qualche lobby cittadina.
1. Vocazione economica e polo di ricerca
Ogni anno centinaia di ascolani, privati della possibilità di studiare o lavorare nella propria città, sono costretti ad andarsene a Roma, Bologna, Milano o all’estero per poter realizzare le proprie legittime aspirazioni educative, professionali o artistiche. Questa crisi occupazionale è il frutto di decenni di politiche economiche locali volte a fare della città un’attrazione puramente turistica: mentre la deindustrializzazione colpiva Ascoli e sempre meno imprese trovavano conveniente investire nel nostro territorio, la risposta fornita dalle amministrazioni precedenti è stata parziale e semplicistica, puntando tutto sull’edilizia per amici e alleati, sui centri commerciali che stanno strangolando il tessuto commerciale locale e su un turismo che non potrà mai essere l’unica soluzione al declino economico della città. Se vogliamo bloccare il costante “dissanguamento” di risorse umane, talenti e capacità che ha visto la nostra città privarsi delle energie più fresche e utili negli ultimi decenni, dobbiamo finalmente scegliere la vocazione economica della nostra zona. Cosa vuole offrire Ascoli nell’economia globale? Quale sarà la specializzazione post-industriale del nostro territorio, oggi chiamato a competere con realtà completamente nuove e distanti come l’Asia o l’Europa Orientale? La città deve costruire un nuovo distretto produttivo legato ad un progetto di ricerca che permetta ad Ascoli di essere competitiva e attrarre risorse e talenti dal proprio territorio e dall’esterno. Crediamo che definire la vocazione economica della nostra zona sia perciò fondamentale per permettere agli ascolani di avere un’opportunità di studiare e lavorare nella propria città; e crediamo che la vocazione economica della nostra zona debba necessariamente essere definita da un polo di ricerca che attragga investimenti e talento e che produca innovazione e ricchezza per tutti.
2. Decentralizzazione delle attività e vivibilità delle periferie
L’idea con cui quasi tutti i cittadini ascolani si sono abituati a convivere in questi anni è quello di una città esclusivamente concentrata sul proprio centro storico, unico luogo degno di attenzione e cura in quanto gioiello storico-artistico e potenziale fonte di ricchezza turistica. In questo schema, le periferie sono state ridotte a dormitori o aree commerciali, prive di aree di aggregazione, centri di incontro per il tessuto associazionistico locale e iniziative culturali e ricreative. Il senso del vivere sul territorio, dello stare insieme è stato sostituito dall’alternativa fra spostarsi al centro o in un centro commerciale, fra non-appartenere al proprio quartiere e comprare; il piano regolatore è diventato terra di conquista, in cui gli appalti sono stati concessi con criteri di perpetuazione dello status quo e non di sviluppo delle aree in questione. Noi proponiamo una netta inversione di tendenza, in cui le periferie tornino “al centro” dell’attenzione politica: ogni quartiere periferico, a partire sicuramente dalla realtà del grande quartiere di Monticelli, dovrebbe avere almeno un centro polifunzionale per biblioteche, cineforum, sale prove, sale di proiezione, teatri locali, attività ricreative etc; il programma culturale stilato dal Comune dovrebbe prevedere un’equa redistribuzione delle iniziative fra centro e periferie, permettendo agli abitanti dei vari quartieri di vivere la propria zona; la stessa urbanistica andrebbe ripensata in un nuovo piano regolatore che includa luoghi di incontro e condivisione in periferia, nell’ambito di una città policentrica (e perciò stesso plurale e vivace).
3. Concertazione delle politiche culturali
La gestione della cultura, verticalmente intesa fino ad oggi come una serie di investimenti per lo più pubblicitari, rivolti verso l’esterno del territorio e vissuti in maniera esclusivamente passiva dalla cittadinanza, deve potersi e sapersi rinnovare in una nuova concezione, democratica e partecipativa, del vivere la città e le sue istituzioni. Ascoli Piceno pullula di energie culturali e di personalità artistiche che man mano sfaldano il proprio potenziale di entusiasmo e di inventiva nell’esodo di massa o nella rassegnazione locale. Noi chiediamo per questo motivo una politica culturale concertata dal basso, con le associazioni e con gli artisti operanti nel territorio; è necessario abbandonare la gestione feudale del centrodestra per dare vita ad una nuova gestione, partecipativa e democratica, della cosa pubblica; è necessario assegnare sedi fisiche alle associazioni giovanili, culturali ed artistiche, come accade in tutti i Comuni d’Italia; chiediamo di istituire un’assemblea mensile tra l’Assessore alla cultura e i rappresentanti delle associazioni ascolane, per organizzare collegialmente un piano artistico e culturale complessivo ed una equa e non clientelare distribuzione dei fondi pubblici.
4. Un nuovo turismo, tra tradizione e innovazione
Strettamente contiguo al tema culturale vi è il tema del turismo, oggi inteso come sterile e suicida riperpetuazione di format retorici senza alcun orizzonte di sviluppo o di crescita economica e culturale. Questa concezione di una città la cui vitalità turistica è fondata su pigrizia e immobilismo mentale va assolutamente superata, con forme di turismo legato all’innovazione, che possano rappresentare una possibilità di crescita interna, di lavoro qualificato, e un motivo di interesse extraterritoriale. Anche il nuovo turismo ascolano può e deve scegliere la propria vocazione, tra amore della tradizione e innovazione tecnologica. Proponiamo due Festival per rilanciare un nuovo turismo: un Festival dei nuovi linguaggi visivi ed artistici, che possa essere anche collegato con le Università di Architettura e di Disegno industriale, e un Festival scientifico, delle nuove tecnologie, che possa essere collegato al futuro Polo di ricerca. Crediamo che solo un turismo capace di rappresentare un tassello di un mosaico più vasto, formato da Università, Ricerca, qualificazione degli studi e gestione collegiale e partecipata della Cultura, possa aspirare a divenire competitivo e fonte di crescita e sviluppo.
5. Una nuova etica ecologica
Anche il tema ecologico può essere inteso come vuota retorica elettoralistica, se scollegato da un orizzonte razionale di senso e di bene comune. Noi non proponiamo la costruzione arbitraria di prati che saranno nel giro di pochi mesi abbandonati a sé stessi, costituendo l’ennesimo pretesto di spreco di fondi pubblici, appalti e scambio di voti. Noi proponiamo, invece, un razionale piano ecologico e verde che sappia ben collegarsi con l’ordito urbanistico e rappresentare un’occasione di incontro, di vivibilità e di utilità per l’intera cittadinanza. Proponiamo la costruzione di un’area verde che sappia collegare, con piste ciclabili e pedonali, la periferia al centro, e dove si possa instaurare un fermento anche commerciale, fatto di artigianato locale e di piccole attività ricreative. Proponiamo, collegata all’area verde, la costruzione di parchi finalizzati alla vivibilità e non solo alla pubblicità, collegati cioè con il calendario delle iniziative culturali; proponiamo infine la costituzione, sempre nell’area verde, di orti botanici, che possano essere curati ad esempio dall’Istituto agrario di Ascoli Piceno, ed essere al contempo forma di ricreazione per famiglie e bambini, ma anche potenziale commerciale per la cittadinanza.
6. Il polo delle idee e l’osservatorio sulla realtà
La nostra ultima proposta è quella di istituire un Polo di dibattito sulle idee, occasione di incontro e di scambio per il Sindaco e per la sua Giunta con tutte le proposte dei cittadini che intendono dare attivamente il proprio contributo alla gestione e al rinnovamento della città. Proponiamo inoltre un Osservatorio sulle esigenze lavorative delle nuove generazioni, un istituto che sappia cioè investigare i corsi di studio svolti dai giovani ascolani tentando di formulare, attraverso collegamenti con aziende, incentivi o nuovi piani economici e di sviluppo, una risposta razionale alla richiesta che ne risulta. Dobbiamo fare in modo che sempre più giovani ascolani abbiano la possibilità di tornare ad Ascoli Piceno per intraprendere il proprio percorso lavorativo ed esistenziale. Dobbiamo fare in modo che Ascoli Piceno inizi ad essere una città viva e vitale, di fermento e sviluppo, che guardi al futuro e al rinnovamento senza paura.
Comitato dei giovani “Per l’unità della sinistra ascolana”