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LEZIONI DA UNA SCONFITTA. QUALE FUTURO PER IL CENTRO-SINISTRA ASCOLANO

June 30, 2009

LEZIONI DA UNA SCONFITTA. QUALE FUTURO PER IL CENTRO-SINISTRA ASCOLANO?

1. Premessa

La duplice sconfitta elettorale del giugno 2009 ad Ascoli Piceno e provincia ha lasciato un segno profondo nella coscienza politica dei tanti militanti, simpatizzanti, sostenitori e cittadini che si identificano nelle varie formazioni politiche, movimenti e associazioni, che costituiscono l’arco largo dell’attuale centrosinistra ascolano: il PD, le forze della Sinistra (Rifondazione, Verdi, Sinistra e libertà), l’Italia dei valori, L’alveare. Per la prima volta dal 1995, ad Ascoli l’area progressista è stata vicina alla vittoria alle elezioni comunali, contrariamente a tutti i pronostici; per la prima volta dal 1995, la provincia di Ascoli Piceno è passata nelle mani del centro-destra, in una sconfitta dal forte valore simbolico.

Il momento dell’analisi delle ragioni di un simile avvenimento è essenziale per capire quali sono stati gli errori commessi e cosa dovrà essere dunque cambiato. Benchè l’impatto di questa doppia sconfitta potrà non essere facile da metabolizzare, dobbiamo ripartire ora da quanto avvenuto per programmare il nostro futuro e sfruttare al meglio le forze vive emerse durante la campagna elettorale di Antonio Canzian, che ha visto convergere movimenti, personalità individuali ed energie da strati finora rimasti lontani dalla militanza attiva nel contesto politico locale. Da questo bisognerà ripartire: dall’aggregazione e non dalla divisione; da ciò che di positivo è emerso da questa campagna elettorale a tratti entusiasmante e non dai tatticismi divisivi che ne hanno minato il successo.

2. Dalle primarie per il sindaco alla sconfitta in Provincia e in Comune: la strategia suicida di Ascoli-Dem

La lunga campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Ascoli Piceno è stata inaugurata dalla novità delle primarie. Per la prima volta, i cittadini hanno potuto decidere chi volevano come candidato per il centro-sinistra alle comunali; questa novità ha portato un numero inatteso di persone a partecipare ad un processo partecipativo con ben tre candidati – sintomo di un pluralismo e di una vivacità politica positiva per la città. Le primarie hanno soprattutto permesso a persone non necessariamente iscritte al Partito Democratico di esprimersi e di dire la propria sulla selezione del candidato evidentemente sostenuto da tutta la coalizione. Si tratta di un patrimonio importante e non da sottovalutare: per la prima volta tutti, compresi elettori di Rifondazione o l’Italia dei Valori, hanno potuto prendere parte ad un processo selettivo dal basso del candidato del centro-sinistra.

Questo dato incontrovertibile è stato poi corroborato dal risultato a sorpresa delle primarie. Benchè il candidato favorito, secondo la maggior parte degli osservatori, fosse Giuseppe Brandimarti, i cittadini hanno preferito Antonio Canzian. Questo risultato ha testimoniato meglio di altro come il processo sia stato trasparente e innovativo, permettendo a Canzian di ribaltare il pronostico coinvolgendo la maggior parte dei cittadini che ha deciso di esprimersi. Questo dato elettorale e politico è stato però subito messo in discussione da una guerra sotterranea, volta a delegittimare la vittoria di Canzian: sin da subito voci riguardanti l’apporto fondamentale di elettori di centro-destra (giunti appositamente per manipolare il risultato della votazione) per la vittoria di Canzian (in quanto candidato con meno chances di vincere, rispetto a Brandimarti) hanno cercato di ridiscutere l’esito di un processo su cui, fino a poco prima, tutti erano sembrati trovarsi d’accordo. Questo tentativo di rimettere in discussione la candidatura di Canzian è poi proseguito nei mesi successivi attraverso la curiosa richiesta di tenere delle “primarie di coalizione” per coinvolgere gli altri soggetti politici di centro-sinistra – come se le primarie non avessero già visto la partecipazione di cittadini che si riconoscono nei valori e negli obiettivi di questa coalizione.

La realtà era ben diversa: una guerriglia strisciante, volta ad impedire ad Antonio Canzian di condurre la campagna elettorale secondo il mandato ricevuto dai cittadini attraverso le primarie, era cominciata. Diversi dirigenti del PD ascolano, in combutta con spezzoni vari del centro-sinistra e appoggiandosi alla sponda sempre comoda dell’UDC di Amedeo Ciccanti, hanno pensato bene di utilizzare ogni mezzo per fare pressione su Canzian e convincerlo ad accettare la loro linea. In questo senso, si spiega anche l’infinito dibattito su un accordo con l’UDC sin dal primo turno: la sconfitta di Brandimarti, il principale esponente di questa fazione, aveva fatto saltare tutti i piani in proposito; la vittoria di Canzian, e dello spontaneo movimento civile che lo aveva sostenuto, era giunta come una battuta d’arresto per l’inciucio di potere già pronto fra la dirigenza del PD e quella dell’UDC: la “base” aveva vinto contro la mala-politica della “dirigenza”.

Senza mai fermarsi, Luciano Agostini e Mauro Gionni hanno di fatto boicottato la campagna elettorale di Canzian, assumendo una linea politica completamente autonoma e impermeabile alla volontà chiaramente espressa dalla maggioranza dell’elettorato di centro-sinistra. In questa ottica va vista l’operazione svolta dal gruppo comunale “Ascoli-dem”, ispirato da Gionni ed Agostini, che ha indetto una vera e propria guerra di opinione contro Antonio Canzian. Nel frattempo, messaggi “in codice” e avvertimenti politici arrivavano da tutte le parti: piccoli segmenti dell’area di centro-sinistra decidevano di presentare candidature alternative a quella di Canzian o si dividevano sull’opportunità di appoggiare un candidato già scelto e votato da militanti e simpatizzanti. Il dibattito, sempre meno comprensibile per gli elettori, si tramutava così in una guerra per procura lanciata contro Canzian per condurlo a più miti consigli: il succulento accordo con l’UDC, portatore di voti clientelari e poltrone, non guardava in faccia a nessuno, tantomeno al popolo di militanti, simpatizzanti e normali cittadini che prendevano quotidianamente parte alla campagna d’ascolto del candidato ufficiale del centro-sinistra o decidevano di dedicare parte del proprio tempo alla campagna elettorale. Il “Comitato dei giovani per l’unità della sinistra ascolana” nacque proprio in questo contesto, spontaneamente, lanciando un invito all’unità della coalizione, per interrompere il decennale mal-governo della destra ascolana, e per interrompere anche la strisciante guerra fratricida che avrebbe alla lunga certamente logorato le possibilità di vittoria.

In un clima surreale di boicottaggio interno al PD e al centro-sinistra si giungeva così al primo turno. La vistosa ed eclatante assenza della stragrande maggioranza dei Giovani Democratici aggiungeva un altro tassello ad un quadro sempre più chiaro; alcuni di essi addirittura decidevano di fare campagna elettorale senza menzionare il nome del candidato sindaco sui propri volantini. Altre voci, molto credibili, indicavano che gli spazi elettorali per la campagna elettorale di Ciccanti erano offerti gratuitamente da un alto esponente del PD. Il quadro diventava sempre più chiaro: da una parte, i “burattinai” di questa guerra strisciante, che riempivano i giornali di dichiarazioni favorevoli ad un accordo con l’UDC, in totale contraddizione con la linea ufficiale del partito e della coalizione già espressa nella candidatura di Canzian; dall’altra, i “burattini”, forze politiche e persone utilizzate, talvolta a loro insaputa o con una certa ingenuità, ai fini di un regolamento di conti interno.

Il primo turno, come già detto, vedeva un’affermazione piuttosto positiva di Canzian, sebbene nettamente staccato da Castelli. Tuttavia, giorno dopo giorno l’isolamento politico del centro-destra diventava più tangibile, con la maggior parte degli schieramenti “terzi” che decidevano di appoggiare Canzian al secondo turno, rendendo sempre più concreta la possibilità di una clamorosa vittoria ai ballottaggi. In questa situazione, Canzian riusciva a tenere un profilo equilibrato e realista, cercando di mantenersi fedele agli impegni presi con gli elettori ma allo stesso tempo aprendo anche a quelle forze esterne alla coalizione e riuscendo a coinvolgerle.

Le speranze della maggior parte degli elettori di centro-sinistra erano destinate però ad essere deluse: la guerriglia interna al centro-sinistra non era finita. Voci inspiegabili su di un accordo segreto fra il centro-sinistra e Ciccanti cominciavano a circolare, gettando discredito sul candidato della coalizione; mentre incontri riservati nella Vallata del Tronto avevano luogo proprio per definire la strategia da seguire, non assieme ad Antonio Canzian ma nonostante lui. In questo clima surreale di guerra fratricida, al secondo turno il “miracolo” riusciva quasi a materializzarsi, a dispetto di tutto: Canzian perdeva solo per una manciata di voti, ad ennesima testimonianza della popolarità di una candidatura portata avanti secondo criteri di trasparenza, responsabilità ed etica politica; ma anche a testimonianza dell’enorme potenziale sprecato a causa di una strategia suicida di guerriglia interna al partito portata avanti da “dirigenti” come Luciano Agostini e Mauro Gionni.

Parallelamente agli sviluppi del Comune, in Provincia il centro-sinistra andava incontro ad un altro disastro politico. La giunta guidata da Massimo Rossi era stata anch’essa oggetto di un’azione di “mobbing” intenso. Un altro nemico della strategia di Agostini doveva essere rimosso: secondo una logica spartitoria e di breve respiro, alcuni dirigenti del PD avevano pensato bene di preparare il terreno alla defenestrazione politica di Massimo Rossi, reo di non essere espressione del partito di maggioranza della coalizione e quindi occupante “abusivo” di una poltrona troppo attraente per non essere rimessa in discussione.

Con grande anticipo rispetto alla scadenza elettorale del 2009, il PD decideva di logorare Massimo Rossi e la sua giunta. Succedeva così che i dirigenti del PD e degli altri partiti di centro-sinistra in dissenso con questa strategia venivano messi a tacere, mentre la voce che si era auto-incaricata di rappresentare una fantomatica volontà politica dei cittadini di centro-sinistra decideva che Rossi doveva essere estromesso. Il risultato non è tardato ad arrivare: il centro-sinistra si è così presentato inevitabilmente diviso alle elezioni, con Celani che riusciva invece a presentarsi in testa al termine del primo turno e a vincere nettamente il secondo – in una provincia come quella di Ascoli Piceno da anni baluardo del centro-sinistra.

Ancora una volta, la strategia di Agostini, Gionni e Ascoli-Dem si palesava senza inganni: l’obiettivo era quello di emarginare la sinistra della coalizione, aprendo invece all’UDC – un gioco partitico lontano dagli interessi dei cittadini, che invece chiedevano proposte per superare la crisi economica, culturale e sociale del nostro territorio. Invece di ascoltare i cittadini, come nella definizione del programma elettorale di Antonio Canzian, si preferiva seguire la strada del potere e delle poltrone: e quale partner migliore dell’UDC di Ciccanti? Le alleanza elettorali, stavolta più che mai, hanno definito chiaramente la natura dei progetti politici inseguiti dai politici di centro-sinistra del nostro territorio.

3. Il “Comitato dei giovani per l’unità della sinistra” chiede le dimissioni di Luciano Agostini e Mauro Gionni

La politica, però, è soprattutto una questione di responsabilità degli eletti davanti agli elettori. Agostini, Gionni e il gruppo di AscoliDem (da cui esoneriamo solo i Giovani Democratici, perchè siamo convinti che abbiano seguito certe logiche senza capire davvero in quale gioco stavano per essere coinvolti) hanno sbagliato, non solo perchè hanno seguito una logica fallimentare che ci ha portato alla sconfitta, ma soprattutto perchè non hanno esitato a ricorrere ad ogni mezzo pur di affermare la loro linea politica minoritaria all’interno del PD e della coalizione. Per questo chiediamo le loro dimissioni, in quanto gesto inevitabile dopo il disastroso risultato elettorale da loro ampiamente voluto.

Il “Comitato dei giovani per l’unità della sinsitra ascolana” lancia da questo momento una campagna d’opinione per chiedere, dal basso e in ogni modo, le dimissioni dei dirigenti del PD piceno.

4. Ripartire dai cittadini, ripartire dall’unità

Nonostante la sconfitta politica emersa dall’ultima tornata elettorale, possiamo trarre alcune utili lezioni da quanto avvenuto per delineare il futuro del centro-sinistra ad Ascoli Piceno e provincia. Il metodo usato, quello delle primarie, le richieste espresse dai cittadini nelle campagne d’ascolto, la definizione di un programma partecipato, l’allargamento alle forze non necessariamente partitiche che si idenficano con la coalizione di centro-sinistra (si tratti del PD, dell’IDV, dell’Alveare, di altre liste civiche, di Rifondazione, di Sinistra e Libertà o altro) rappresentano un’eredità che non può e non deve essere gettata via.

Il centro-sinistra deve anzi ripartire da un vasto processo partecipativo, allargato a tutte le manifestazioni della società che oggi non per forza si riconoscono in un partito o in un altro. Ascoli Piceno è piena di associazioni, organizzazioni, comitati e gruppi di cittadini che sono testimonianza dello spirito civico della popolazione – gente che compie il proprio dovere di cittadinanza attiva in forme diverse, non antagoniste alla politica ma pronte alla collaborazione, se opportunamente coinvolte. È impensabile oggi governare il territorio ancora con l’ottica partitocratica: i partiti sono essenziali alla vita politica del Paese e della nostra città e provincia, ma non sono più l’unico interlocutore civico.

In questo senso, le primarie, le tavole rotonde e le campagne d’ascolto costituiscono un doveroso punto di partenza per allargare a nuovi soggetti sociali il processo di partecipazione politica. Non si tratta di costituire accordi elettorali con partiti che si basano su logiche clientelari solo per raggiungere il potere – salvo poi essere condizionati da questi stessi partiti e inevitabilmente finire con l’essere “come tutti gli altri” e pertanto destinati alla sconfitta elettorale. La campagna elettorale di Canzian ha dimostrato che c’è una richiesta crescente di politica, ma di una politica sostanzialmente e formalmente diversa, realmente alternativa, trasparente ed etica. Da questo dobbiamo ripartire.

Chiediamo un processo unitario di tutta l’area del centro-sinistra ascolano, a partire dalla guida dell’area del PD che si è riconosciuta nella candidatura rinnovatrice e partecipativa di Antonio Canzian.

Chiediamo anche che i diversi segmenti della Sinistra di alternativa, quali Sinistra democratica, Rifondazione comunista, Verdi e Movimento per la sinistra, si decidano ad intraprendere un processo unitario fondato sui programmi, che possa, non disperdendo in maniera irresponsabile e suicida le rispettive percentuali, imporre alle prossime elezioni comunali una consistente area di Sinistra, a sinistra del PD.

Per quanto riguarda l’universo dell’attivismo civico, la militanza di base, associativa o individuale non rappresentata da alcun partito, quella che abbiamo insomma sempre chiamato “sinistra diffusa” e in cui come “Comitato dei giovani per l’unità della sinistra ascolana” ci riconosciamo, proponiamo la costituzione di una “Associazione delle associazioni”, che sappia unire e collegare in un unico coordinamento plurale e federale, assolutamente non centralizzato né diretto, le diverse associazioni giovanili, studentesche e culturali che si sono riconosciute e si continueranno a riconoscere in quel sogno comune di cambiare e rinnovare Ascoli, sogno rimandato per una manciata di voti, oltre che per il boicottaggio operato da lobby interne al PD, ma che presto saprà e dovrà realizzarsi. In questa “Associazione delle associazioni” di “Sinistra diffusa”, il nostro “Comitato” sarà ben lieto di confluire e sciogliersi.

I partiti di centro-sinistra (PD, IDV, Sinistra, L’alveare) sono chiamati a questo sforzo: mostrare un senso di responsabilità finora ampiamente latitante e partecipare ad un processo di ridefinizione della coalizione che non escluda nessuno, se non quelle forze che sono incompatibili con gli obiettivi di una politica di cittadinanza attiva e democratica. Bisogna uscire dalla logica degli accordi al centro; non si tratta di dipendere dai ricatti di qualche consumato politico locale, ma di dare un nuovo senso alla partecipazione dei cittadini.

Bisogna, ancor prima, cancellare dalla propria memoria politica e personale, le ferite del passato: la cancrena dei personalismi e delle guerre fratricide che fanno solo del male alla politica e alla cittadinanza. L’uomo politico non in grado di rinunciare alle guerre personali e ai conflitti del passato, si dimetta dai propri incarichi e lasci compiere il processo unitario dalle nuove generazioni. Solo mettendo, responsabilmente, una pietra sopra i conflitti personali del passato, sapremo creare una grande area di unità tra la sinistra alternativa, il centro-sinistra eticamente rinnovato, le liste civiche e i movimenti dal basso, un’area sana e fresca che potrà finalmente dare ad Ascoli il respiro e le prospettive che merita e che ancora una volta, per tutti i motivi che abbiamo qui analizzato, sono state rimandate.

1 luglio 2009
Riccardo Fabiani
Davide Nota

(Comitato dei giovani per l’unità della sinistra ascolana)

Dichiarazione del “Comitato dei giovani per l’unità della sinistra ascolana”

June 23, 2009

Il risultato delle urne alle elezioni comunali di Ascoli Piceno, dimostra soprattutto che una campagna elettorale sana, eticamente pulita, chiaramente alternativa alla politica delle clientele, dei favori e degli appalti promessi, sa entusiasmare e potrebbe vincere anche in una città tradizionalmente legata alla destra come Ascoli.

Abbiamo sfiorato il miracolo ascolano. Si è perso per soli 427 voti, contro un impero economico, quello del Pdl e dei suoi finanziatori di riferimento, con la pressochè totale assenza, in campagna elettorale, di quella dirigenza del Pd ascolano che si riconosce nella lobby di potere “Ascoli-dem” e dei suoi fidi “Giovani democratici”, che ora saranno orgogliosi di questo loro primo grande risultato politico: aver vilmente servito l’area malsana del proprio partito, quella che per intenderci regala spazi pubblicitari a Ciccanti, e aver consegnato la città ad un sindaco di estrema destra, quando si poteva vincere, con un programma meraviglioso, scritto assieme alle realtà cittadine, e con un candidato credibile ed affidabile, per cambiare Ascoli e salvarla dalla morsa asfissiante delle oligarchie, delle lobby e delle massonerie.

Il “Comitato dei giovani per l’unità della sinistra ascolana” ha intenzione di denunciarlo chiaramente: la lobby “Ascoli-dem”, legata a Luciano Agostini, Roberto Allevi e Mauro Gionni, ha evidentemente boicottato il voto ad Antonio Canzian al primo turno, per rendere necessario l’apparentamento con l’Udc di Amedeo Ciccanti e destabilizzare così l’asse a sinistra. Questa strategia si è rivelata ben presto suicida e ha portato alla sconfitta di Canzian al ballottaggio, in un colossale atto di masochismo politico.

Sappiamo altrettanto bene che i “Giovani democratici”, per viltà personali e debolezze politiche, hanno colpevolmente disertato la campagna elettorale, dimostrandosi non all’altezza di gestire un’istituzione importante come quella di un organo giovanile di partito, che non può ridursi a nido di giovani portaborse di qualche dirigente e dei suoi affari personali.

Avere perso per un pugno di voti, contro l’impero economico del centrodestra e con l’ostilità delle lobby interne al centrosinistra, e cioè dell’alleanza di potere tra Agostini, Gionni e l’Udc di Amedeo Ciccanti, è un risultato straordinario che promuove, premia e incoraggia questa unità, limpida e popolare, tra l’area migliore del Pd, le forze della Sinistra (Rifondazione, Verdi, Sinistra e libertà), l’Italia dei valori e le liste civiche, per continuare a costruire, sin da domani, nei quartieri, nelle scuole, nelle assemblee, nei progetti politici per il bene comune, la futura e promessa “primavera di Ascoli”.

Davide Nota, Riccardo Fabiani, Massimo Bastiani

Parte la campagna per il ballottaggio “Se ami la tua città vota Antonio Canzian”

June 12, 2009

Scarica e diffondi le cinque locandine della nuova campagna del Comitato: “Se ami la tua città vota Antonio Canzian”.
Puoi trovare i cinque file pdf da stampare, diffondere o inviare per email: qui